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Storia di un Ginepro |
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 Una
lunga storia, durata circa 4 anni. Lo vidi per la prima volta una sera
in un normale incontro di club. Era appena arrivato alla serra dopo
essere stato tolto da una comune fioriera. Doveva essere mio. Già mi
immaginai come sarebbe diventato. Non avevo mai posseduto un prostrato
e quel ginepro mi avrebbe dato la possibilità di apprendere lo
stile Han-kengai.
La pianta godeva di ottima salute anche dopo essere
stata tolta dalla fioriera in cui era stata per più di di dieci anni.
Essendo la fiorera più piccola del vaso di coltivazione non è stato necessario
sgrossare il pane radicale. Il ginepro presentava due grosse diramazioni
al nebari e un folta chioma a cappello. La prima foto rende bene l'idea
della pianta appena travasata. Decisi allora di intervenire al primo
workshop organizzato dal club con l'istruttore IBS Stefano Frisoni,
il quale con la sua grande esperienza, mi ha mostrato la via corretta
per la lavorazione. |
 Non
era un'impresa facile, visto che all'epoca ero alle prime armi e non
avevo mai impostato un pianta da vivaio. La
seconda foto mostra la netta biforcazione al nebari della pianta. In accordo
con Stefano si è deciso di eliminare la parte sinitra, visto che
lo stile prostrato non ammette due apici (come la maggior parte degli
stili). Abbiamo scelto la pianta di destra perché
più vetusta e con una piega iniziale molto naturale, punto focale
della pianta. La pianta di sinistra non è stata eliminata completamente
ma si
è lasciato un jin per bilanciare il disegno e dare triangolarità.
La terza figura mostra il jin trattato con il fuoco e con il suo
liquido specifico. Il jin è stato
sgorbiato con sgorbie taiwanesi con la tecnica a strappo, difficili da
reperire perché nessun vivaio bonsai delle vicinanza ne tiene da vendere.
Eravamo solo all'inizio e già appariva
il disegno finale della pianta... il concetto della triangolarità si
imprimeva sempre più nella
mia mente. Vi assicuro, una grande emozione!!! Ho notato, in questi anni
di club, che specialmente agli inizi, i bonsaisti sono molto restii a
eliminare parti consistenti di pianta perché hanno paura di rovinare
definitivamente il disegno. Vi assicuro che anche per me non è stato
semplice prendere le tronchesi in mano e tagliare metà pianta!!! |
 Nella
foto a fianco, non bellissima, si nota il jin descritto sopra. Con la
tecnica del fuoco, il legno assume una colorazione molto naturale, che
lo rende simile a quello creato della natura con anni di agenti atmosferici.
Dalla seconda foto si vedono anche parecchi rami secondari che partono
dal tronco principale. Questi rami sono stati sfoltiti lasciando i principali.
Attualmente ne sono rimasti solo due di cui uno sarà eliminato
quando la pianta avrà la vegetazione per ricostruire l'ultimo palco.
Il ramo primario
è stato raffiato e legato per permetterci di effettuare una curva
molto drastica al fine di compattare la chioma.
La raffiatura consente
di diminuire la possibilità di rottura del ramo nel caso in cui
debba essere necessario effettuare grosse pieghe perché mantiene
compatto il legno. La quarta foto mostra il ramo raffiato fino alla sua
estremità. Questa lavorazione mi ha stupito su quanto sia possibile
piegare una ramo di un ginepro senza il rischio di perderlo. La curva
era di circa 180°!!!! |
 In
dettaglio ho fotografato la curva raffiata e legata. Non è facile
immaginarsi l'angolo di curvatura mi vi assicura che all'epoca ero molto
scettico sulla durata di quel ramo. La lavorazione è andata avanti
con la legatura di tutti i rami primari e poi dei secondari. Vi assicuro
che la legatura del ginepro è una cosa infinita. Quei maledetti
rametti non finivano mai e il tempo passava.
In sostanza ho impiegato tre giornate intere per legare
tutta la pianta. Adesso posso dire che mi è servito per imparare
a legare in maniera corretta (anche se qualche volta certe legature e
meglio non fotografarle). L'impostazione dei rami, è avvenuta abbastanza
velocemente anche perché, con l'aiuto di Stefano, i palchi venivano
impostati a regola d'arte. Nella quinta foto, il ginepro si mostra alla
fine della prima lavorazione. Si noti come sia stata ridotta notevolmente
la chioma e come quest'ultima risulti scarsa. |
 E'
un passo doveroso per una prima impostazione perché molta vegetazione
appesantisce il disegno della pianta a non permette il risveglio delle
gemme latenti arretrate. Come
si dice in gergo "La pianta deve buttare indietro". La
soddisfazione di vedere la pianta finita mi ha dato un grande stimolo
per accrescere le mie conoscenza sia in termini di lavorazioni, sia
in termini teorici. Sono diventato un appassionato di conifere e conosco
bene il comportamento dei ginepri.
Dopo la lavorazione la pianta è stata lasciata vegetare e concimata
a dovere con concimazione a lenta cessione, con prevalenza di azoto.
Avevo bisogno di più verde. La pianta ha reagito come sono
soliti fare i ginepri quando subiscono uno stress, ovvero aprendo
le squame ad ago. In verità la pianta
ha creato pochi aghi e molte squame, segno che la lavorazione non ha stressato
più di tanto la pianta, la quale ha generato nella stagione vegetativa
a seguire una grossa quantità di verde. |
 
La
foto mostra la pianta appena tolto il filo tutore. Da notare che la parte
a destra della chioma è più che raddoppiata. Inoltre è stato praticato
un primo shari su una vena morta dal taglio di un grosso ramo. Lo shari
successivamente è stato allargato e trattato con liquido jin per sbiancare
il legno. |
Il
ginepro con il passare di circa altri due anni di lavorazione ha raggiunto
la maturità della foto a fianco (Agosto 2006). La chioma ha raggiunto
proporzioni accettabili e nel novembre del 2006 è stato rinvasato
in vaso bonsai, un tokonoma quadrato adatto al disegno della pianta (vedi
ultima foto) ed esposto in mostra alla fiera ornitologica di Rimini. La
nostra strada non è ancora finita, forse perchè in questa
arte, non si finisce mai di imparare e soprattutto perché, mi è sempre
stato detto.....
"Al
mondo non esistono Bonsai finiti" ....... |
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